Le nuvole basse avvolgono tutto, anche i tronchi dei Faggi e le prime foglie gialle si lasciano cadere, assecondando così la volontà dell’albero alla quiescenza invernale.

Il Pianoro di Campitello di Sepino è il luogo che ho scelto per dare inizio alla realizzazione di un piccolo sogno: la traversata della dorsale del Massiccio del Matese in solitaria.

I monti Mutria, Gallinola e Miletto per qualche giorno saranno i miei compagni di viaggio, seppur nella loro immobilità perenne. Così mi torna alla mente un canto:

“La via prosegue senza fine, lungi dall’uscio dal quale parte.
Ora la Via è fuggita avanti, devo inseguirla con piedi alati sino all’incrocio con una più lunga dove si uniscono piste e sentieri”.

La mia via è stata di scoperte e di luoghi conosciuti, di freddo e di caldo, di sole, di vento, di fame, di sete, di orizzonti sconfinati, di albe e di tramonti. Quarantatre chilometri di sentieri, con un dislivello complessivo di millenovecento metri, tra Faggi, rocce, muschi, Salamandre pezzate, Poiane e Allodole, pianori carsici, creste, cime, canali, colli, percorsi in 22 ore in movimento.

26 settembre
Salita al monte Mutria (1.823 m).
Alcuni raggi di sole filtrano tra i rami dei Faggi, atmosfera magica e surreale; arrivato in cima, le raffiche di vento non mi consentono di trattenermi a lungo, quindi decido di scendere subito e dal versante opposto: da Serra Macchia Strinata fino alla Casella di Sella del Perrone. Riprendo un po’ quota fino a “Sogliette degli Abeti” che è un ottimo sito per trascorrere la notte. Un tè caldo è proprio quello che ci vuole.

27 settembre
Al mattino verso Piano della Corte e ancora su per creste verso la cima del Monte La Gallinola (1.923 m) da cui posso godere di un paesaggio mozzafiato; all’orizzonte, verso sud, il Monte Vesuvio.
E’ arrivato il momento di proseguire, giù verso il pianoro di Campitello Matese, tra i numerosissimi canali e piccoli pianori della Gallinola. Le nuvole basse impongono la massima attenzione e un passo sicuro. Per allestire il campo 2 decido di mantenermi più in basso, per evitare temperature troppo proibitive per trascorrere la notte.

28 settembre
Alle sei del mattino inizia la salita al Monte Miletto (2.050 m); arrivo in cima alle otto, trovando lì un vento molto forte.
Ora è tutto più semplice, mi resta solo la discesa verso Masserie Vallisecche e arrivo a Cala Cesa Castrilli.

Un’esperienza meravigliosa!

Come meravigliosa è la natura di questo territorio, troppo spesso ferito dal disinteresse di chi non è in grado di riconoscere le bellezze naturalistiche, culturali, storiche che il nostro Matese è in grado di esprimere.
Quarantatre chilometri percorsi zaino in spalla, con una attrezzatura essenziale: tenda monoposto per trascorre la notte in quota, pochi abiti di ricambio, giacca a vento, cibo a sufficienza per apportare la giusta ed equa energia, acqua, carta geografica e bussola.

Vivere tre giorni nella e con la natura, seguendone ritmi e tempi, vuol dire ritrovarsi.
In montagna, la mente e il corpo si confrontano con l’ambiente. Milioni di stimoli, di percezioni, di sensazioni. Camminare nella natura, vuol dire “abitare” spazi non modificati dall’uomo e questo contesto rappresenta una preziosa opportunità per rendere dinamica la mente e il corpo di un Uomo.
L’andare e il camminare in montagna può far comprendere che il proprio mondo potrebbe non terminare all’interno delle pareti di una comunità cittadina. Camminare nella natura è osservare il tutto con attenzione, muoversi con prudenza.
Ogni passo lo valuto e lo decido…
Andare in montagna è utilizzare in maniera intenzionale il mio camminare, ogni strumento, ogni attrezzo, con la mia forza, le mie capacità. Camminare nella natura è avere l’urgenza di scoprire nuovi spazi, sperimentare nuovi limiti.

È credere che la propria vita sia molto meno attraente se non si indossano un paio di scarponi.

È credere che la propria vita sia molto meno affascinante, se non si sente il peso di uno zaino sulle spalle.

Camminare in montagna è anche prendere consapevolezza di quanta bellezza e di quante meraviglie potremmo godere se solo riuscissimo a mettere da parte il concetto di “profitto a tutti i costi“ e anteponessimo a questo, il benessere nostro e dell’ambiente che ci è stato consegnato in custodia. Si! Custodire, proteggere, tutelare.
Cioè esercitare, con le proprie scelte, la salvaguardia di tutto ciò che ci circonda. Custodire, proteggere, salvaguardare questa natura che, se ben considerata, può rappresentare quella reale opportunità di ecosostenibilità autentica, la sola via per lasciare ai nostri figli un mondo più pulito e più bello.

Al termine di questo racconto consentitemi di ringraziare chi ha sostenuto questo mio piccolo progetto: Il Club Alpino Italiano Molise, Legambiente Molise, WWF Molise, Coordinamento AIGAE Molise, l’Associazione AQ Caput Frigoris per il supporto tecnico meteorologico, tutti gli amici che con il loro affetto mi hanno accompagnato in questa avventura e l’editore della Guida Turistica del Matese che ha messo queste pagine a disposizione per raccontarvi il mio sogno realizzato.

… a mio padre, che mi ha insegnato l’arte di andar per monti!

Guglielmo Ruggiero
Guida Ambientale Escursionistica
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