A cura di Lorenzo Applauso

Chi ha coniato il detto “il mattino  ha l’oro in bocca”, probabilmente aveva appena consumato una sostanziosa prima colazione a base di miele.

Abbiamo preso spunto da questo proverbio per offrire ai nostri  lettori un viaggio alla scoperta di  questo straordinario prodotto, che ha nel cuore del massiccio del Matese un habitat produttivo ideale, come molti esperti sostengono.

“Innanzitutto – dice Giovanni Cornelio, un piccolo produttore di miele ad Alife – perché quasi tutte le aziende che si trovano nella zona del Matese lavorano sulla qualità e non certo sulla quantità. E poi non dimentichiamo che  la salubrità dell’ambiente è necessariamente l’elemento più importante della produzione. Questo perché il prodotto non arriva sulla tavola da un laboratorio, dove potrebbe essere “aggiustato”, come avviene per altri prodotti, ma direttamente dalla natura, dai fiori e dalle piante dei nostri campi e dei nostri  boschi ancora incontaminati, e noi che facciamo questo lavoro abbiamo l’interesse, oltre che il dovere, di difendere. Questo lo facciamo ogni giorno, proteggendo l’ambiente e scegliendo gli angoli più genuini e più incontaminati del nostro territorio dove depositiamo le arnie per la conseguente produzione di miele”.

L’area del Matese, che va da Capriati a Volturno a Letino,  per poi finire in quello straordinario lembo di terra del beneventano, a Cerreto Sannita e a Pietraroja, dove il miele è tradizione, piccola economia ma soprattutto passione che si tramanda nei secoli.  Per Matese intendiamo, inoltre, anche Alife, città romana, che conserva ancora oggi, forse in modo non proprio ideale, le testimonianze romane con le  sue mura e le sue quattro porte. Infatti, il miele qui veniva prodotto già dai Romani  per la sua particolare predisposizione ambientale e soprattutto perché i romani, che non erano sprovveduti, avevano capito già allora che non si trovava, e ancora oggi non si trova in natura, un ingrediente più indicato per un  piacevole risveglio; l’importanza del miele nella cultura dei Romani era tale che la presenza del biondo nettare non si limitava al primo pasto della giornata, il che sarebbe stato riduttivo:  “Non a caso, i romani,  amanti del  gusto dolce, mettevano il miele ovunque – come ci riferisce  una signora alifana di 97 anni – abbinandolo dai funghi alle zucchine, dai tartufi alle pregiate carni di pappagallo e al pesce pescato nel vicino fiume Volturno, all’epoca sicuramente dalle acque limpide. Esso era inoltre impiegato per insaporire molluschi e crostacei e poi nelle salse e  nelle torte”.

Come vedete, cambiano abitudini alimentari e popoli, passano i secoli, e il  miele non solo non scompare, ma torna prepotentemente in auge sulle tavole di quasi tutto il mondo. Una bustina di miele, anche per un fugace cappuccino mattutino è facile da trovare sul banco e nelle zuccheriere di molti bar. Infine, quando parliamo di miele non  possiamo tralasciare pappa reale e propoli, sostanze ricercatissime che sono il  frutto che ci arriva comunque dai numerosi  piccoli produttori ma innanzitutto da lei, quello straordinario insetto che si chiama ape.

Le principali varietà di miele del Matese

L’Italia è il paese al mondo che produce il più alto numero di varietà di miele. La Campania e le province di Caserta e Benevento, dove la  tradizione è radicata sul territorio già dal tempo dei Romani, sono  un territorio estremamente competitivo. Il Matese, in fatto di miele,  annovera prodotti tra i più ricercati. La produzione si muove principalmente su quattro varietà, che sono la profonda espressione della  natura e di conseguenza del fiore che è specifico del territorio: si va dallo straordinario miele di Castagno al Millefiori. Particolarmente  prelibate, ma forse un po’ meno conosciute, le varietà Melata di bosco e l’inconfondibile Acacia.

“… e tutto è finito a tarallucci e vino”

Nell’Evo Antico, il miele, oltre che nell’alimentazione, anche come mella, cioè acqua di favi e come mulsum, cioè vino miscelato a miele, (N. Valerio) veniva usato in medicina (G. Penso). In più, come in altri territori pertinenti al Matese, pure nel Telesino, ancora rinomato per la viticultura e per il commercio di ottimo vino, si era soliti, a conclusione di certe occasioni, offrire crustum et mulsum, ossia biscotto e vino mielato; (CIL, vol. IX, n.ri 2226 e  2252, pag. e 208 e 210) dal che avrebbe tratto  origine il modo di dire: “…e tutto è finito a  tarallucci e vino” (R. Di Lello).

Benedette api, è il caso di dirlo, perché da questi operosi insetti si ottengono prodotti benefici per la salute e utili per la vita dell’uomo.

Polline: È una sostanza che si forma nella parte terminale dello stame dei fiori. Ottimo ricostituente da consumarsi da solo o col miele, sciolto nell’acqua oppure nel latte. È  indicato soprattutto  per bambini e anziani.

Propoli: Sostanza resinosa che le api prendono dalla corteccia degli alberi, invece, è curativa delle  infiammazioni della gola, bocca e gengive.

Pappa reale: È ottima, invece, come riequilibrante del sistema nervoso e va assunta a cicli la mattina, mettendola sotto la lingua per farla sciogliere. Soggetta a deperimento più del miele, va conservata al fresco e consumata nel giro di poche settimane.

Cera d’api: È un prodotto ancor oggi usato come base per diverse creme di bellezza. Fu Claudio Galeno, medico dell’antica Grecia, a inventare la  ricetta, che da lui ereditò il nome di Ceratum Galeni, per fare la cera d’api, l’olio vegetale e l’acqua di rose.

Valorizzare la produzione e la professionalità

Christian Pilotti, presidente dell’Associazione Apicoltori Casertani, ci introduce in questo settore, per molti ancora misterioso, e ci parla dei programmi dei numerosi apicoltori del casertano.  “Sì, è vero, si tratta di un settore ancora non troppo conosciuto – dice il presidente Pilotti – infatti  abbiamo in programma di organizzare il primo Concorso dei Mieli Campani e un corso di Analisi Sensoriale  del Miele, entrambe iniziative riconosciute dall’Albo Nazionale di Analisi Sensoriale.  Da una ricerca condotta qualche anno fa dall’Università di Napoli sui mieli della Campania, analizzando le zone di produzione, è emerso che i territori della regione dotati di ottime potenzialità produttive, sia in termini  di abbondanza di specie mellifere che di salubrità (lontananza da centri abitati,  strade e zone ad agricoltura intensiva), presentano una qualità della produzione per lo più buona o ottima. Un percorso di valorizzazione delle produzioni non può tuttavia prescindere da un innalzamento della professionalità degli operatori del settore.

Per questo, la nostra Associazione, aderente alla FAI-federazione Apicoltori  Italiani, sta puntando all’attivazione di un servizio di assistenza tecnica, da parte di consulenti specializzati, in grado anche di formare nuove generazioni di apicoltori, al fine di garantire produzioni di qualità sempre più alta e rendere sempre più competitivo il prodotto miele. Dopo la recente iniziativa “Prima giornata del Miele Casertano” in collaborazione con Slow food, abbiamo presentato un progetto alla regione Campania per la partecipazione a un bando di finanziamento. Il progetto che intendiamo realizzare il prossimo dicembre consiste in un “Meeting Internazionale di Apicoltura” avente come tema: Api, Biodiversità. Insieme si può fare. In questo meeting intendiamo allestire anche una fiera-mercato  dedicata all’apicoltura, dove le aziende potranno esporre e fare degustare i loro prodotti”.

Il miele matesino… Oro da gustare!