di Antonio Tammaro

Sepino, ridente cittadella alle pendici del Matese orientale, è uno di quei posti che fanno dell’acqua il proprio “genius loci”: Sepino e l’acqua costituiscono un connubio indissolubile, tanto da essere definito e riconosciuto come “il paese dell’acqua”.

Ciò non solo per l’esistenza di una sorgente dalle riconosciute proprietà organolettiche, quale acqua oligominerale, ma anche perché nelle sue innumerevoli contrade si trovano centinaia di sorgenti spontanee, molte delle quali caratterizzate dalla presenza di antiche fontane.

L’opera dell’uomo si fa più attenta e articolata nei pressi dell’abitato, laddove le necessità legate al vivere quotidiano rendono indispensabile agevolare l’accesso a questa preziosa risorsa. È così che i mastri scalpellini della pietra, soprattutto a partire dal ‘500, prediligono ritrarre sulle fontane pubbliche e private rilievi di maschere dall’aspetto decisamente goffo e screanzato, ricco di significati superstiziosi, come ben testimoniato nel piccolo comune molisano. Alla città romana Saepinum apparterrebbero le fontane del Grifo, del Fauno e la fontana del Mascherone, tutte databili tra il I e II secolo dopo Cristo.

Al 1500 risalirebbe, invece, la Fontana della Canala: essa presenta una triade di bocche innestate in altrettante maschere, due laterali dall’aspetto maschile (dai capelli ricci, orecchie evidenti e grossi occhi) e una femminile centrale con un’acconciatura molto particolare.

Decisamente fantasiose sono le maschere che si rinvengono nelle due fontane site in località Convento di Sepino: la prima, collocata sul piazzale di fronte all’edificio, presenta un figuro bizzarro con doppio riporto capelluto e zazzera barbuta; la seconda, collocata nel giardino interno, ritrae un uomo anziano dalla barba circolare e dall’espressione stupefatta. Senza fare eccessive forzature, ma per semplice accostamento simbolico, è possibile riconoscere in questi volti alcune tra le principali maschere della commedia e della tragedia greca. Molte altre maschere si rinvengono all’interno di edifici nobiliari o ad abbellimento dei giardini privati, sempre in prossimità di fonti d’acqua. Si tratta di edifici prettamente settecenteschi con giardini all’italiana dove il gusto per l’arte è spiccato e i richiami allo stile neoclassico sono evidenti e frequenti. Questo breve excursus, oltre a guidare i visitatori verso le fontane più belle di Sepino, rimarca quella continuità che lega il mondo arcaico pagano e quello contemporaneo: continuum che, nel territorio del centro Italia, si legge impresso sull’opera in pietra, elemento durevole e imprescindibile del luogo.

La pietra accoglie e arricchisce l’acqua, la guida e la porta a destinazione. È un flusso che non si arresta mai e garantisce l’illusione terrena di un’origine che si traduce in eternità, attraverso il sentire, l’arte e la religione.