di Letizia De Crosta

Erano gli anni ’70 quando, durante alcuni lavori di sbancamento in località La Pineta nel comune di Isernia, cominciarono ad affiorare sul terreno numerosi oggetti davvero curiosi. I primi ricercatori giunti sul posto si accorsero subito di trovarsi davanti a “qualcosa” di eccezionale: un misterioso giacimento di migliaia di ossa, rocce e utensili sparsi su una superficie di oltre 30mila metri quadrati.

Da allora gli esperti hanno dedicato mesi di ricerche per svelare la straordinarietà di questo sito. Gli studi, al termine, hanno confermato ogni aspettativa: quello di Isernia è il giacimento paleolitico tra i più ricchi e antichi d’Europa.

Qui, ai piedi del Matese, 700mila anni fa si trovava una vasta prateria, ricca di paludi e attraversata da un fiume, che ospitava una piccola comunità. Le ossa portate alla luce sono migliaia e appartengono alle specie più disparate. Scopriamo così che in questa zona vivevano anche elefanti, bisonti, ippopotami e, sulle vicine colline, cervi e orsi.

Studi lunghi e minuziosi ci hanno rivelato molto sui “primi italiani” che abitavano qui. Il genere vengono definiti cavernicoli, e invece si scopre che l’Homo heidelgergensis della comunità di Isernia possedeva straordinarie capacità: riuscì ad adattarsi a un ambiente apparentemente inospitale, lavorava la pietra e le ossa di animali per produrre strumenti di lavoro ed era un abilissimo cacciatore.

Sui fossili animali sono visibili ancora le tracce degli strumenti di macellazione, procurate da utensili appositamente prodotti per spolpare e ripulire le ossa i cui resti, poi, venivano buttati in acqua. Così si sono fossilizzati sotto diversi strati di fango e conservati fino alla loro scoperta nel 1978.

La sorpresa più grande è arrivata solo nel 2014, quando è stato ritrovato un primo resto umano appartenente a un bambino di circa 6 anni vissuto 600mila anni fa: un dente, di appena 7 millimetri. Questo incisivo superiore da latte rappresenta il più antico fossile umano trovato in Italia.

La scoperta del sito paleolitico ha portato a Isernia scienziati e giornalisti specializzati da tutto il mondo. Perfino la prestigiosa rivista americana Nature, nel 1988, ha dedicato una delle sue copertine proprio al ritrovamento de La Pineta; l’Unesco lo ha riconosciuto come sito di importanza europea assegnandogli lo Scudo Blu Internazionale, garantendo così la sua tutela in caso di conflitti armati o calamità naturali. L’area è aperta e accessibile a tutti i visitatori. Sul luogo della scoperta è sorto il modernissimo Museo Nazionale del Paleolitico di Isernia, con diversi padiglioni dove si possono osservare una parte del suolo preistorico portato alla luce e, se si è fortunati, anche ricercatori impegnati nelle loro attività di indagine. La visita risulta molto coinvolgente e interattiva, animata da pannelli e supporti digitali audiovisivi che portano il visitatore in un viaggio indietro nel tempo. All’interno di uno dei padiglioni sono state anche riprodotte le tecnologie e le abitazioni dell’epoca, oltre a una ricostruzione in dimensioni reali del grande elefante preistorico. Per la sua importanza a livello mondiale, il sito paleolitico di Isernia merita grande attenzione da parte di tutte le istituzioni e del mondo scientifico. La presenza del Museo, inoltre, regala al visitatore una bellissima e indimenticabile esperienza che permette di poter osservare con i propri occhi le origini della nostra specie.

ORARIO DI APERTURA

dal Martedì a Domenica ore 08.00 – 19.00

Lunedì Chiuso

Museo nazionale del Paleolitico

Località La Pineta – Isernia

Telefono 0865 290687