PRATA SANNITA

Prata Sannita è un paesino collinare, situato a quasi 400 metri di altezza, ai piedi del versante che affaccia a ovest del Massiccio del Matese, al confine con il Molise.

Il borgo medievale, chiamato comunemente Prata Vecchia, è un complesso di memorie storiche, di antiche tradizioni e di regali passaggi, dall’imperatore Federico II di Svevia ad Alfonso I d’Aragona. Il borgo è arroccato intorno al castello fortificato di epoca normanna e poggia su un costone di roccia che si affaccia a dominare la valle dove scorre il fiume Lete.

Lungo le stradine, con gradini scavati nella roccia che permettono di percorrere il borgo a piedi in lungo e in largo, le abitazioni sono addossate le une alle altre, per assecondare la conformazione del suolo e per adottare una miglior difesa. Tra le case basse e piccole, spiccano case più alte, dette “case torri”, simbolo della potenza delle famiglie più ricche.

Nella cinta muraria, di origine longobarda, intervallata da torri cilindriche, si aprono le quattro porte di accesso all’abitato: “Le Portelle”, che partono dal castello ed immettono nel cuore del borgo, dove è ubicata la Chiesa di Santa Maria delle Grazie; la“Porta Santi Ianni”; la “Porta di Rotta Cupa”; e la “Porta di Lete”, che giunge alle pendici del costone di roccia e conduce lungo il letto del fiume Lete.

Intorno si può ammirare lo splendido ponte sul fiume Lete, di epoca romana, che collegava il borgo ai paesi vicini, e che possiamo ammirare per la sua bellezza ancora oggi dato che è rimasto praticamente intatto. Nei suoi pressi, in località Porta di Lete, si trova un mulino ad acqua ristrutturato di recente.

Il castello, con mura fortificate e torri cilindriche, conservate quasi intatte, ha l’impianto originario trecentesco tipico dell’architettura angioina, ed una storia millenaria fatta di uomini illustri: qui venne in visita l’imperatore Federico II di Svevia e, insieme a lui, si racconta vi giunsero i Templari, cavalieri del Santo Sepolcro. Nelle segrete, le incisioni sulla pietra di croci e simboli, suggeriscono che i racconti tramandati potrebbero non essere una leggenda.