La regina della dieta mediterranea, la protagonista delle nostre tavole, ha una lunghissima storia che si consolida circa cinquecento anni fa, quando dal Perù giunse in Italia il suo sposo perfetto: il pomodoro. Si compì così il matrimonio più gustoso della tradizione gastronomica italiana.

Ancora oggi, camminando tra le strade di piccoli borghi, in special modo la domenica mattina, può capitare di sentire il profumo del ragù che la maggior parte delle “mamme” prepara per il pranzo. È facile immaginare, quindi, un bel piatto di pasta fumante, col sugo che ricopre la sua superficie porosa, in special modo quando è fresca e fatta a mano.

A differenza di quella secca, che nasce da esigenze di tipo commerciale e di conservazione, la pasta fresca è da sempre legata fortemente alla tradizione casalinga. Tutti abbiamo ancora fissa nella mente l’immagine della nonna o della mamma intenta a preparare il pranzo “della festa”, partendo da due semplici ingredienti: farina e uova. La farina andava a formare una sorta di fontana con all’interno le uova; l’impasto ottenuto veniva modellato con il matterello fino a ottenere una sottile lavanella (sfoglia) che veniva, poi, tagliata a mano nella forma desiderata.

Da qualche decennio la produzione della pasta fresca si è affermata anche fuori dall’ambiente domestico, determinando la nascita di pastifici artigianali che mostrano sempre più attenzione nella scelta delle materie prime (ricercate principalmente sul territorio), per realizzare un prodotto che conservi tutto il sapore della “pasta fatta in casa. Negli anni, l’introduzione di moderni macchinari ha semplificato alcune fasi della lavorazione e alleggerito di molto la fatica del pastaio (visto che prima avveniva esclusivamente a mano) senza alterare in alcun modo il risultato finale.

L’esempio perfetto di come questa lunga tradizione sa adattarsi alla modernità è ben rappresentato dal laboratorio di Pastificio Martino