Quando si dice “è finito tutto a tarallucci e vino”… vale a dire “tutto è finito nel migliore dei modi”, è significativo che proprio il tarallo sia il protagonista di un detto così amichevole!

Simbolo di unione, di benevolenza e di allegria, associato da sempre a momenti piacevoli: vi era l’usanza, fino agli anni ’70,
quando si festeggiavano i matrimoni nelle grandi aie di campagna, di offrire accanto ai confetti e alle “pastette”, una gran quantità di taralli, anche nelle varianti con le uova o con il “naspro”.

Un prodotto tanto semplice quanto gustoso, che nei suoi ingredienti raccoglie alcuni tra i frutti caratteristici della terra matesina: olive e grano!

In tutti i comuni del Matese troviamo un’importante tradizione nella produzione di prodotti da forno, che trae origini dalla storia, dalla cultura e soprattutto dalla ricchezza degli ingredienti disponibili.

Non sappiamo bene da dove derivi la parola “tarallo”; probabilmente dal latino torrere, abbrustolire, o dal francese toral, essiccatoio o da danal, pane rotondo. Sappiamo, però, che questa deliziosa specialità ha origini tutte meridionali ed era già diffusa nel corso del ‘400; quando tra i ceti più poveri imperava la fame, il tarallo era l’unico alimento in grado di soddisfarla.

La maestria e l’inventiva degli artigiani matesini hanno portato all’elaborazione di tante forme, grandi e piccole, dai gusti più disparati, dal tipico “sugna e pepe” a quelli aromatizzati al finocchietto, alla cipolla, al sesamo e al peperoncino o anche dolci, e certo non poteva mancare quello al gusto di pizza!
Intrecciati, semplicemente lisci e chiusi ad anello o a forma di bastoncelli, oggi l’unico limite alla produzione di taralli è posto dalla fantasia…per la gioia dei consumatori e del loro palato!

La parola d’ordine, tuttavia, è artigianalità! Per i produttori è ancora importante che la lavorazione dell’impasto e la realizzazione del tarallo sia compiuta a mano, e la cottura venga fatta come facevano i nostri avi!
La tradizione è rispettata, ma le peculiarità e il gusto unico di questi prodotti sono così largamente apprezzati che si è reso necessario accrescerne la produzione. Sono state quindi introdotte tecniche moderne di lavorazione, pur garantendo
l’autenticità e la genuinità del prodotto.
Ogni fase della lavorazione è accuratamente controllata, dalla preparazione della pasta alla modellazione degli “anelli”. Questi ultimi, vengono sottoposti a due tipi di cottura: la prima in acqua bollente e la seconda nel forno, dove diventano friabili e croccanti. Da qui il termine ‘bis-cotti’.

Alla produzione del tarallo classico si è affiancata quella di altre specialità: taralli dolci, biscotti, freselle e dolci; tutte prelibatezze che raccontano la storia gastronomica matesina!

Un esempio su tutti? Il millenario Biscotto di San Michele: il “gigante” gastronomico, un pane a forma di tarallo, la cui nascita è legata ad un culto antichissimo e propiziatorio, celebrato presso la grotta di San Michele, a Sant’Angelo d’Alife, dove ogni 29 settembre si festeggia il Santo e, per l’occasione, si offre il tradizionale biscotto (vedi l’approfondimento sul Biscotto di San Michele).

Non sono così lontani i tempi quando, durante i lavori di campagna, si usava offrire una manciata di taralli accompagnati da del buon vino, in segno di amicizia e cordialità.

Il sapore unico e l’alta qualità di tutti questi prodotti li rende adatti ad essere consumati in qualsiasi occasione, anche in sostituzione dei pasti, magari bagnati nel vino in buona compagnia.

Questo ha favorito la loro ampia produzione e la loro esportazione anche fuori il territorio nazionale!