Il Parco regionale del Matese è Città del tartufo.

Matese e Tartufi… un connubio di milioni di anni. La conoscenza attuale e l’entusiasmo degli appassionati (micologi e tartufai) della “Associazione Micologica del Matese” ha permesso di avere coscienza di ciò che il mondo ipogeo matesino ci riserva.

L’evoluzione è stata tale da condurre da una superficiale cognizione di pochi tartufai a rendere noto alla ribalta tartuficola nazionale il mondo dei Tartufi del Matese.
Con l’attività decennale dell’Associazione Micologica del Matese, si è passati da una cognizione molto empirica a sviluppi più scientifici ed approfonditi. Le ricerche dei funghi ipogei e l’individuazione scientifica hanno permesso di determinare che il Matese, sia nel suo versante campano che nel versante molisano, sia nella quantità che nella qualità, è foriero di tutte le specie di Tartufo.

La forza della produzione del “Tartufo Bianco” del Matese molisano è ormai nota! Il Molise, nelle aree delle valli del Biferno e dei suoi affluenti, oltre che per i poggi che lo caratterizzano nelle aree pedemontane matesine, è tra i territori più importanti d’Italia nella produzione del Tuber magnatum, il re dei Tartufi.
L’area montana e l’intero versante del Matese campano sono ricchi di “Tartufi Neri” di ogni specie!
Questa peculiarità ha portato l’Associazione Micologica del Matese a voler rendere evidente a tutti e non solo ai “cercatori di tartufo” questa ulteriore peculiarità dei monti del Matese. Con ripetuti incontri, con la consapevolezza di alcuni amministratori si è riusciti in uno degli intenti che da anni si sta cercando di ottenere: far riconoscere questa parte di Appennino nel “gotha” del settore tartuficolo del Bel Paese.

Così Maggio 2014 ha rappresentato l’inizio di un importante percorso che ha voluto che il “Parco regionale del Matese” diventasse il primo Ente Parco d’Italia ad entrare nel sodalizio delle realtà tartuficole, rappresentato dalla “Associazione Nazionale Città del Tartufo”.
Con esso le 20 Comunità (15 della provincia casertana e 5 di quella beneventana) che afferiscono all’Ente Parco del Matese, a pieno titolo e con pieno merito, potranno fregiarsi di essere “Città del Tartufo”. Alla pari di realtà ben più note quali Alba, Norcia, Acqualagna, San Miniato, San Pietro Avellana, Bagnoli Irpino e le altre 53 realtà d’Italia che hanno fatto di questo prezioso tesoro di “Madre Natura” il volàno di notorietà delle proprie produzioni rurali.

L’orografia, la natura geologica, la variegata flora arborea del Matese lo rendono di particolare interesse tartuficolo. Lo sforzo delle Associazioni e del Parco del Matese che ha realizzato questa importanza di questo settore, dovrà essere costantemente alimentato dall’entusiasmo di chi potrà fare del prezioso Tuber un modo per dare forza a una delle economie più importanti di questo territorio dell’Appennino Centro-Meridionale: la naturalità.
La necessità di dare protezione alle aree di produzione è un punto fermo da sostenere ed intensificare. Un male che costantemente si sta evidenziando è il prelievo di questi frutti del sottobosco in modo abusivo: da vero e proprio “bracconaggio”. I danni arrecati al patrimonio produttivo di aree ancora selvagge potrebbero diventare seriamente compromettenti per la conservazione nel tempo di questi tesori spontanei.

La necessità di ampliare le aree di protezione dovrà essere una priorità per questo e per tanti altri beni spontanei di questo territorio.

Oggi il Matese limita la sua area protetta ad una frastagliata area del versante campano. Ma la sua identità è unica: la divisione amministrativa è solo una necessaria convenzione!

A cura di: Vincenzo D’Andrea – Associazione Micologica del Matese – Tel. 329 6139049

 

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